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STORIA
Le più antiche notizie sull'uso di smeraldi in
gioielleria,
datano all'antico Egitto.
Sebbene alcune fonti sostengano che lo smeraldo fosse già noto ai tempi
dei Faraoni della 12° dinastia (1900 a.C.), in realtà è noto con
certezza che lo smeraldo era ampiamente diffuso in epoca tolemaica
(300-30 a.C.), in epoca romana (30 a.C. - 400 d.C.) e presso i
Bizantini (400 - 650 d.C.). Durante il regno della regina Cleopatra
(primo secolo a.C.), ebbero grande sviluppo i traffici commerciali tra
Roma e L'Egitto. Pietre preziose, così come marmi ed altri materiali da
costruzione, furono importati nei territori dell'impero romano a fini
artigianali. Le miniere di smeraldi attive in quel periodo erano quelle
di El Zabara ed El Sikait sulle rive del Mar Rosso nell'Alto Egitto.
Esse furono intensamente coltivate per molti secoli fino al regno del
Sultano Al-Kamel (~ 1200 D.C.).
Nonostante la loro ampia diffusione, le gemme prodotte da queste
miniere non erano di elevata qualità a causa delle loro ridotte
dimensioni, della non accentuata colorazione verde e delle numerose
inclusioni fluide e solide presenti al loro interno. Tuttavia si può
ritenere con buona approssimazione, che la maggior parte degli smeraldi
rinvenuti in area romana era di origine egiziana.
Sia i Romani che gli Egiziani attribuirono numerose proprietà
divinatorie alle gemme verdi che venivano ritenute di buon auspicio per
la fertilità. Lo scrittore greco Teofrasto, un discepolo di Aristotele
(371-287 A.C.) ci ha tramandato notizie sull'uso di smeraldi in epoca
greco-romana. Egli considerava i minerali soprattutto dal punto di
vista della loro utilità. Nella sua opera "Peri Lithon" sono raccolte
informazioni su giacimenti di oro, argento, piombo, rame, stagno,
mercurio e sui minerali e rocce che li contengono. Sono interessanti
ancora alcuni commenti, anche se frammentari e confusi, sull'origine
dei minerali e sulle loro proprietà terapeutiche. Topazio, smeraldo ed
acquamarina, rubino e granato erano richiesti sia per la loro bellezza
che per i poteri magici loro attributi da influenze astrali. In
particolare si riteneva che lo smeraldo, osservato intensamente, avesse
la capacità di migliorare la vista. Lo scrittore romano Plinio il
Vecchio confermò questa ipotesi, che potrebbe essere alla base degli
occhiali oggi usati per correggere alcuni difetti visivi.
Plinio (23 - 79 d.C.) è rimasto famoso fino ai nostri giorni come il
primo enciclopedista della Storia. Le sue straordinarie conoscenze sono
raccolte nei 37 volumi dell'opera "Naturalis Historia", una vasta
raccolta (finita nel 77-78 d.C.) che partendo dalla "centralità"
dell'uomo dà informazioni su tutto ciò che esiste in natura, sulla
medicina e sulle arti. Nel libro dedicato ai minerali è presente
un'ampia discussione sullo smeraldo e sulle diverse miniere attive ai
suoi tempi che potrebbero essere state l'origine degli smeraldi
rinvenuti in siti archeologici dell'Impero Romano.
In termini di valutazione economica, Plinio pone lo smeraldo al terzo
posto dopo i diamanti e le perle. Nonostante la bellezza e l'interesse
per le gemme, Plinio critica la smodata passione della società romana
per l'oro e le pietre preziose. Tra le altre annotazioni raccolte, lo
scrittore romano segnala 12 varietà di smeraldi di cui egli aveva
notizie. Esse corrispondono a 12 località nelle quali venivano
coltivati smeraldi. Le più importanti miniere erano senz'altro quelle
della Scizia, oggi corrispondenti ai depositi situati sui Monti Urali
che dividono la Russia europea dalla Siberia. Altre citazioni
comprendono la Batriana, odierno Afghanistan, l'Egitto, l'isola di
Cipro, l'Etiopia, la Macedonia, la Persia, la Grecia, l'India ed il
Pakistan. Oggi sappiamo che Plinio includeva tra gli "smeraldi," anche
altre pietre che in realtà non hanno nulla a che vedere con le famose
gemme verdi. Tra di esse ricordiamo il turchese, un fosfato di rame,
usato in gioielleria per le sue belle sfumature dal verde chiaro al
celeste vivo, coltivato in alcune delle località menzionate quali
Cipro, la Macedonia, la Grecia e la Persia. Nonostante le inesattezze
l'opera di Plinio resta di fondamentale importanza per coloro che
vogliano orientarsi nelle attività minerarie del suo tempo. Una ricerca
come quella che si sta impostando presso i Laboratori della Sezione di
Roma dell'IGG-CNR sulla origine degli smeraldi archeologici ha trovato
un gran numero di informazioni utili per la localizzazione delle
miniere attive in epoca romana.
Unica reale lacuna dell'opera di Plinio è la totale mancanza di
informazioni sulla miniera di Habactal, situata in Austria vicino
Salisburgo. La miniera più vicina a Roma non era nota allo scrittore
romano così attento nelle sue citazioni!!! Del resto, secondo alcune
fonti, si ritiene che questa miniera fosse già nota ai Celti, una
popolazione indo-europea che si era insediata nella zona
centro-occidentale dell'Europa nel 4° secolo a.C. Probabilmente si può
pensare che i messi inviati da Plinio per raccogliere informazioni
sulla miniera potrebbero non essere tornati in tempo per includere i
loro dati nell'opera o, più verosimilmente, che la miniera non fosse
attiva nel primo secolo d.C..
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